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1 agosto 2009

5 trend

Ogni giorno qualche capello in meno e un po' di borse sotto gli occhi in piu'

Intendiamoci, resto sempre un gran fico... ma sembra un trend inarrestabile

3 cucina italiana II (tentativi di riabilitazione)

Prosegue pazientemente il mio tentativo di riabilitare la cucina italiana made in NY, bistrattata in un vecchio post. Tra i promossi c'e' questo ristorantino romagnolo di Soho che si chiama Bianca.
Premesso che vi dovete preparare a fare la fila per entrare (perchè non accettano prenotazioni), ricordare di fare bancomat (perchè non accettano carte di credito), rassegnare a stare gomito a gomito con quelli del tavolo accanto e stare attenti a quello che scegliete dal menù (sia per qualità sia per i prezzi), ecco dicevo - con le debite premesse - quasi sicuramente uscirete soddisfatti.
La fila c'e' ma il buon Giorgio un modo x infilarvi dentro lo trova sempre, della carta di credito per una sera si può anche fare a meno, la clientela è bella abbastanza x non farti rimpiangere di stare gomito a gomito con il tavolo accanto e il menù, nonostante qualche passo falso, ha sicuramente delle chicche come l'antipasto di carciofi e prezzemolo fritti. In generale il consiglio è di attenersi ai piatti semplici e ai sapori ricchi della tradizionali (carciofo, cavolo, salsiccia) piuttosto che andare sul pesce. Perchè poi a pensarci bene, anche per la mia esperienza, che i romagnoli siano gente di mare è un assunto ancora tutto da dimostrare

26 luglio 2009

2 'inoteca

Qualche post fa vi raccontavo un po' rassegnato che e' difficile trovare dei buoni ristoranti italiani a New York.
Va un po' meglio quando dai ristoranti si passa alle enoteche. Per esempio c'e' questo locale del Lower East Side, all'angolo tra Ludlow e Rivington, che si chiama 'Inoteca.
Una nutrita lista di vini con opzioni che vanno bene per tutte le tasche assieme ad un menu' semplice semplice basato su un'ottima selezione degli ingredienti e ricette facili della tradizione italiana. Si puo' scegliere tra 12 diversi tipi di bruschetta (quella alle cipolline e timo e' la mia preferita) e devo dire che oggi ho mangiato un gratinato di verdure che mi ha sorpreso per quanto era buono.
In + la zona e' assolutamente hip (proprio di fronte alla popolarissima birreria Spitzer) sia per il brunch della domenica, che per lo struscio del sabato sera.

3 Q&A

Altra situazione in cui le differenze tra italiani e americani si fanno vedere sono le sessioni di domande e risposte alla fine di un convegno o di una presentazione.
In Italia normalmente calano i 5 minuti di panico, la gente suda freddo come quando a scuola i professori sfogliavano il registro per decidere chi interrogare ed il malcapitato moderatore di turno deve fare acrobazie oratorie per riempire i 15minuti messi in scaletta.
In America, invece, uno non fa in tempo a chiedere se ci sono domande che dal pubblico spunta una selva di mani alzate e prende il via una raffica di quesiti a ripetizione.
Personalmente non credo che questa cosa abbia a che fare con il fatto che gli americani sono abituati ad esprimere la PROPRIA opinione + liberamente di noi...ma piu' semplicemente che sentono in maniera + forte la necessita' di esprimersi (in un modo o nell'altro). Fosse anche per dare voce ad un luogo comune, ripetere letteralmente una cosa letta da qualche parte o fare una domanda che letta dal conduttore di un talk show ci puo' anche stare dentro ma alla fine di una rassegna di cortometraggi animati firmati da registi sconosciuti fa piu' ridere che altro.

20 luglio 2009

8 a volte mi sembrano scemi

Ci sono delle cose per cui bisogna guardarli con ammirazione gli americani: la capacità di mobilitare risorse in un progetto, la tenacia nel perseguire gli obiettivi, la capacità di voltare pagina e cominciare tutto da capo. Altre volte, però, mi sembrano degli scemi.

Domenica pomeriggio, uno dei tanti water front che da Brooklyn si affacciano sulla city ospita un concertone gratuito. Palbi esce dalla metropolitana tutto di buon umore ma dopo pochi passi gli si para davanti una scena che non gli piace: la solita interminabile coda di 4 isolati mi fa seriamente venire voglia di voltare i tacchi e ritornarmene a casa. Poi pero' prevale l'italiano che c'e' in me e mi dico "Mah, fammi vedere se facendo il vago riesco a infilarmi lo stesso". Sorpresa totale quando arrivo all'entrata del parco e scopro che è divisa in 2: da una parte l'ingresso per il concerto con centinaia di persone in coda, dall'altra l'ingresso al prato e alla spiaggetta con la gente che va e viene a piacimento.
Chiarisco che qui non si parla di Central Park ma di un pratino che sarà 200m di lunghezza per 400 di larghezza. Ma fosse stato anche + grande, vi dico che il palco era posizionato esattamente al confine tra le 2 aree, divise pro-forma da una retina arancione che mi arrivava forse a metà caviglia.

Inutile dire che da questa parte della rete ha preso posizione una cosmopolita comunità di europei (francesi, italiani, spagnoli) che vista la possibilita' di avere un posto praticamente in prima fila non se lo sono fatti dire 2 volte. Di là solo americani...in coda e contenti.

19 luglio 2009

14 20 miglia

Premetto che sono assai orgoglioso di essermi finalmente costretto a fare dell'attivita' all'aria aperta - avevo scritto "sport" ma obiettivamente mi sembra una parola eccessiva per una biciclettata. Comunque, ridendo e scherzando ieri mi sono fatto 20 miglia (abbondanti) lungo l'Hudson River, che per chi non è familiare con le conversioni sono piu' di 30km.
Partenza verso le 3 del pomeriggio all'altezza della 43esima dove ho noleggiato la bici da quegli amorevoli lestofanti di Bike and Roll, che tra assicurazioni, waiver, cazzi e mazzi alla fine della giornata mi hanno spillato la bellezza di $41 + $50 di deposito che - dice - mi verranno riaccreditati tra una settimana.
Poi su a pedalare fino a sopra la linea della 190esima dove ci sono Tryon Park e i Cloisters. Io sono solito dire che Manhattan alla fin fine e' un paesotto + piccolo di Milano ma mi dimentico sempre che sopra la centesima strada praticamente c'è una seconda citta' (peraltro + estesa della prima).

La biciclettata mi e' passata bene. Non tanto per quelle storie che lo sport ti fa bene anche all'anima, che se liberi le energie ritrovi l'equilibrio e la serenita', che il sudore lava via le preoccupazioni. Queste teorie, cari miei, me le dovete ancora dimostrare! Dopo il primo esperimento mi sento di confermare, invece, una realtà + lapalissiana: l'attività fisica stanca!

Comunque, stavo dicendo che la biciclettata mi è passata bene e la ragione è il contesto eccezionale in cui ti trovi a pedalare con il panorama che cambia completamente ogni 10 isolati. Lungo la strada ho incrociato: una porta aerei della marina militare ; un aquilotto (che visto in volo suscita ammirazione, a terra - da fermo - rispetto ma che se cammina sembra un pollo) ; decine e decine di playground... alcuni professionali e alcuni che si tenevano su con lo scotch ; frotte di latinos grassi fino all'impossibile, con la musica a palla ad affumicare il lungo fiume con dei barbeque selvaggi ; il piccolo faro rosso torreggiato dal Washington Bridge proprio come nel racconto per bambini...e un'altra miriade di odori, colori, sensazioni che ci vorrebbe qualcuno + bravo a scrivere per rendere l'idea. Straconsigliato a chi a NY ci vive e anche a chi è solo di passaggio.

18 luglio 2009

1 gli ultimi 15gg al cinema

Questo blog non poteva tornare lo stesso senza la rubrichetta degli ultimi film che ho visto.
...immagino che anche voi non riusciste piu' a stare senza, eh?

Humpday è una commedia indipendente premiata dalla giuria all'ultimo Sundance. Il tema e' assolutamente inedito, roba mai vista prima (!) : le insicurezze di 2 trentenni che non riescono a decidere se fare il passo verso la vita adulta o prolungare ancora un'adolescenza che è già andata 10 anni oltre il suo termine biologico. La prima volta che qualcuno si decidera' a fare un film su un 30enne determinato e che sa quello che vuole dalla vita un premio glielo do io!
L'espediente comico su cui si base la trama, comunque, e' buffo...non si capisce bene come in una notte di devasto i 2 decidono che la cosa migliore da fare e' girare insieme un video porno gay da presentare a un concorso artistico. Prima pero' quello già sposato deve far digerire l'idea alla moglie e poi insieme devono capire come passare dalla teoria alla pratica...che non e' affatto facile considerando che nessuno dei 2 e' gay. Insomma se vi capita potete anche andare a vederlo che mezza risata la fate ma complessivamente e' 'na cagata

Moon lo aspettavo con trepidizione ma vi dico subito che le aspettative sono andate deluse. In questo caso non vi posso dire praticamente niente della trama per evitare lo spoiler (anche se poi sai che c'e' da spoilerare). Vi dico solo che l'idea sarebbe stata innovativa per un film dell'83...oggi siamo nel 2009 fatevi un po' i vostri i conti. E anche la resa filmica e' tutto sommato modesta con poca suspence e nemmeno quel senso di inquietudine latente che il trailer prometteva

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