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Visualizzazione post con etichetta Queens. Mostra tutti i post
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8 novembre 2008

4 Paese che vai Comandamenti che trovi

Sono appena tornato da Long Island City - che non è quella degli Hamptons ma un quartiere residenziale del Queens tutto sommato passabile, dove in giornate uggiose come questa si può camminare per interi isolati senza incrociare mai nessuno. Meta di oggi il capannone dei Deitch Studios per l'apertura di una mostra dedicata ai 10 Comandamenti di Keith Haring.

Il tema dei Comandamenti è del tutto inusuale per l'arte contemporanea. Haring ci si accosta con quella che a me è parsa una grande inquietudine mista all'ambizione di realizzare un'opera su scala monumentale. Le dimensioni dei pannelli (alti 7 o forse anche 8 metri) ti lasciano con la bocca spalancata e sembrano voler lanciare una sfida (o forse un tributo) agli inarrivabili affreschi rinascimentali che si trovano in tante delle nostre belle chiese.

Un'altra cosa che mi ha lasciato a dir poco sorpreso è stata la lista dei 10 comandamenti, perchè non erano mica quelli che mi aspettavo di trovare.
O per essere più precisi: erano quelli ma in ordine sparso e con una serie di postille e variazioni sul tema. Mi sono un po' documentato su Wikipedia e pare che le interpretazioni dei testi sacri differiscano leggermente a seconda della propria confessione. Se vi interessa l'argomento date un'occhio a questa tabella. Haring fa riferimento alla tradizione Talmudica.

1 settembre 2008

4 US Open

Che figata, ieri ho esaudito uno dei miei sogni di bambino: passare una giornata agli US Open di tennis. Mi sveglio alle 8 pimpantissimo, faccio una colazione leggera e poi salto sulla linea 7 della metropolitana in direzione del Queens per raggiungere dopo circa 40 minuti il complesso sportivo intitolato alla leggendaria Billie Jean King
Ed è subito come entrare in una specie di paese dei balocchi per gli appassionati di tennis. 20 forse 30 campi con i campioni che si allenano letteralmente a 2 metri di distanza da te; migliaia di persone che sciamano da una parte all'altra indecise se prendere posto sugli spalti, fare la fila per un autografo o mangiare l'ennessimo hotdog; aria di festa ed eccitazione. Imponente al centro della struttura si staglia l'Arthur Ashe Stadium che con i suoi 25,000 posti a sedere è il teatro di tutti i match più importanti. Io sono seduto nel loggione a uno degli angoli del campo - posizione fantastica per seguire gli incontri. Apertura di giornata con la serba Jelena Jankovic, brevemente al nr 1 delle classifiche nel corso dell'estate. Partita difficile opposta a una delle promesse del circuito - la 18enne danese Wozniacki - da cui Jankovic viene fuori giocando meglio i punti importanti nel secondo e terzo set.
A seguire il momento più atteso. Scende in campo Roger Federer, probabilmente il più grande campione nella storia di questo sport. E lo dimostra anche oggi alternando colpi devastanti a giocate di precisione e fulminee discese a rete. Una prova davvero spettacolare che ha lasciato a bocca aperta tutti i presenti - compreso l'avversario - il malcapitato Stepanek demolito in 3 set e poco più di un'ora. E per finire ho avuto anche il piacere di tifare un italiano - Andreas Seppi - che se la vedeva con l'idolo di casa Andy Roddick. Temevo di trovarmi in decisa minoranza negli spalti (24,999 contro 1) mentre con mia grande sorpresa il pubblico si è diviso quasi equamente tra i 2 giocatori...forse per quella propensione che hanno gli americani a stare dalla parte dell'underdog. Seppi è bravo a imbrigliare la potenza di Roddick con il suo gioco ordinato ma nei momenti decisivi gli viene a mancare la lucidità e cede in 3 set equilibrati.
E poi arriva il momento di tornare a casa. Un'ultima breve passeggiata tra i campi minori dove adesso si allenano i junior, una pallina raccolta da dietro una siepe che si trasforma in un prezioso souvenir e un po' di nostalgia

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